L'Arminuta - Donatella Di Pietrantonio, Recensione ★★★★★

Questa è la storia di una ragazzina senza nome, senza famiglia e quasi senza identità. La chiamano tutti l'Arminuta (la ritornata), senza mai svelare il suo vero nome, senza mai darle l'importanza che ogni essere umano merita.
Cosa si prova a crescere in una famiglia per poi scoprire, a circa dieci anni, di aver vissuto con persone che non sono i tuoi veri genitori? Cosa si prova a cambiare vita all'improvviso, ad essere trasportati in un altro luogo come un pacco da consegnare? E soprattutto, quanto deve essere traumatico passare "dalle stelle alle stalle"?
Scopritelo con me in questa recensione...


Titolo: L'Arminuta
Autore: Donatella Di Pietrantonio
Editore: Einaudi


RECENSIONE
Questa storia comincia così: una bambina qualunque torna nella sua famiglia d'origine, in una casa mai vista prima, con dei fratelli praticamente sconosciuti. Quello che segue è un crescendo di situazioni drammatiche e spiacevoli: spazi angusti e sporchi, fratelli numerosi e tutt'altro che gentili, genitori assenti e incuranti, povertà in ogni dove, fame, ignoranza a profusione... insomma, un vero e proprio incubo da cui è impossibile svegliarsi.
L'Arminuta, che non viene mai chiamata col suo vero nome perché non ha importanza come individuo e non possiede un'identità definita, ha sempre vissuto in una famiglia ricca, da figlia unica, con tutti i comfort possibili e con dei genitori comprensivi, istruiti e attenti all'educazione e al benessere della propria figlia. All'improvviso però, scopre che mamma e papà non sono i suoi veri genitori, ma due zii alla lontana, che hanno deciso di crescerla e di prendersi cura di lei, portandola via da una famiglia difficile, sia a livello culturale che a livello economico.
Ed eccola qui, a bussare alla porta di questi tizi sconosciuti, pronta a scoprire una spiacevole sorpresa: una casa tutt'altro che accogliente, senza amore, senza affetto, in cui vivono persone che non hanno alcuna premura per nessuno. Qui i figli sono tanti, troppi, non c'è posto per l'Arminuta, non c'è neppure un letto per lei, non c'è igiene, e soprattutto non c'è spazio per la scuola e l'istruzione. Qui tutto quello che conta è lavorare, accudire i fratelli più piccoli, risparmiare fino all'osso, subire i soprusi dei fratelli maggiori e aiutare con le faccende di casa:
"La professoressa le aveva detto che ero un'alunna brillante e l'anno seguente avrei dovuto iscrivermi a un liceo in città.
- Quella vuole venire a comandare dentro a 'sta casa, dice che tu non puoi fa' la fine dei figli maschi. Che l'ho obbligati io a non andarci più? - si era sfogata la madre. - E poi è colpa mia se tu sei troppo brava? Consumi pure la luce per studià la mattina presto e io mi sto zitta."
 La povertà e l'ignoranza sono le due componenti fondamentali di tutto il romanzo, i due elementi che contraddistinguono "la mamma del mare", quella elegante, premurosa e gentile, e "la mamma del paese", quella rozza, manesca e incapace di comunicare sentimenti di qualunque natura.
La prima, che è sempre stata al fianco dell'Arminuta, ora le manda solo denaro e regali, e per qualche ragione oscura ha deciso di darla indietro e non ha alcuna intenzione di riprenderla con sé. La seconda, addolorata in passato per la perdita di una figlia, adesso non sente più alcun legame con la bambina, non riesce a trattarla come tutti gli altri membri della famiglia e la ritiene soltanto un'altra bocca da sfamare:
"Non l'ho mai chiamata, per anni. Da quando le sono stata restituita, la parola mamma si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori. Se dovevo rivolgermi a lei con urgenza, cercavo di catturare l'attenzione in modi diversi. A volte, se tenevo il bambino in braccio, gli pizzicavo le gambe per farlo piangere. Allora lei si girava nella nostra direzione e le parlavo."
 Il romanzo riporta una storia toccante e drammatica, impreziosita da attimi di amore e amicizia, ma ricca di momenti di tristezza, violenza, umiliazione e persino morte. Il degrado ivi descritto appare ancor più duro e avvilente grazie a una scrittura breve e concisa, laconica, che non lascia spazio all'immaginazione o alla descrizione. Ogni frase è una lama dritta nel petto, infilata con grande maestria dalla bravissima scrittrice Donatella Di Pietrantonio.

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